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Come l’industria alimentare ci ha ingannato e continua a farlo

Inauguriamo una nuova rubrica dedicata ai libri interessanti che riguardano l’alimentazione, il Vegan Style, e la salute:
periodicamente vi proporremo un libro con una serie di recensioni e critiche già selezionate.

Iniziamo quindi con

“Grassi Dolci Salati – Come l’industria alimentare ci ha ingannato e continua a farlo”

di Micheal Moss. (giornalista del NewYork Time)

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Descrizione:

Alla fine degli anni Novanta, in America, le grandi multinazionali del cibo pronto sono sotto attacco: il dilagare epidemico dell’obesità le chiama in causa come corresponsabili di quella che è ormai una preoccupante emergenza sanitaria. Che fare per evitare un disastroso crollo di immagine (e quindi di profitti)? Nella sua approfondita indagine, Michael Moss ricostruisce le strategie dispiegate dai colossi dell’industria alimentare per accreditarsi come partner affidabili nelle campagne governative contro la cattiva nutrizione. Moss analizza i vari tentativi intrapresi dalle grandi aziende alimentari per ridurre nei loro prodotti la cospicua presenza di zucchero, sale e grassi, le sostanze incriminate. Ma… “niente zucchero, niente grassi, niente vendite”: percorrere strade virtuose portava a questi risultati. Per questo le società del settore alimentare ne studiano e controllano l’utilizzo in maniera sistematica e nei loro laboratori gli scienziati calcolano il bliss point (il punto di beatitudine), ossia “l’esatta quantità di zucchero, grassi o sale che spedirà i consumatori al settimo cielo”. È ingenuo pensare che i colossi del settore intendano comportarsi con particolare sensibilità sociale: l’obiettivo della grande produzione è unicamente quello di fare profitti e conquistare nuove quote di mercato battendo i concorrenti. Tale obiettivo è però raggiunto a un prezzo che il consumatore non è cosciente di pagare, creando cioè comportamenti compulsivi e vere e proprie dipendenze alimentari.

 

Dal Salvagente di Luglio 2014 leggiamo:
Ci rendono dipendenti dal cibo spazzatura: il libro ci spiga come i nostri 3 peggiori nemici siano in realtà i migliori amici delle multinazionali del food&beverage. Le stanno studiando tutte non solo per farci mangiare il cibo spazzatura, ma addirittura per renderci dipendenti. “L’industria attua una sofisticatissima ricerca del potere di attrazione e non lascia nulla al caso”, scrive Moss nel suo libro. Alcune delle maggiori aziende si stanno servendo addirittura di risonanze magnetiche del cervello per studiare come reagiamo sotto il profilo neurologico a certi alimenti (soprattutto allo zucchero). Non ci catturano solo con il gusto ma anche con l’udito e la vista. Vengono riportati tanti esempi come il “croc” delle patatine, il punto di rottura perfetto, quello che invoglia a mangiarne una dopo l’altra. Le multinazionali fingono di collaborare con il consumatore promettendo cibi più salutari, ma nella realtà studiano strategie opposte.

 

Il Fatto Alimentare lo recensisce così:

[…] La teoria è molto interessante e concreta: le persone arrivano a desiderare quel prodotto, spinte da una sorta di dipendenza come se fosse una nuova droga. Per questo motivo si è arrivati a dire che la guerra al junk food deve utilizzare le stesse mosse della lotta contro il tabacco. La differenza sostanziale è che il cibo non è una scelta deliberata come le sigarette o l’alcol, ma una necessità e un bisogno primario.
[…] Michael Moss, per analizzare meglio questa strategia, ha chiesto alle aziende di preparare per lui alcuni prodotti venduti comunemente, senza i tre ingredienti incriminati. Dopo aver mangiato cracker senza sale, carni e addirittura zuppe senza uno o più dei tre elementi, Moss si è reso conto della diversa percezione: «i cracker avevano perso la loro magia. Sembravano paglia, sembrava di masticare cartone e non avevano nessun sapore. Togli dai cibi processati più di un poco di sale, o zucchero, o grasso e non rimane nient’altro. O, ancora peggio, quello che rimane sono le inesorabili conseguenze del processamento del cibo; gusti repellenti che sono amari, metallici e caustici».

 

Dal GamberoRosso leggiamo:

[…]Si chiama bliss point ovvero punto di beatitudine, quello stato di appagamento indotto da un cibo che spinge a volerne ancora. Accade principalmente con i prodotti confezionati: le chips, una merendina, gli snack salati e altro ancora. E non è un caso, né una nostra insana passione per tutto quel che è cibo spazzatura. Ma il risultato di un preciso lavoro di laboratorio che studia, e usa, il quantitativo esatto di zucchero, grassi, sale per generare nel consumatore proprio quel tipo di piacere, quello per cui si è indotti a mangiarne o berne ancora. E diventare, potenzialmente, un consumatore compulsivo. Si tratta di provocare un desiderio indotto, la pulsione a ripetere l’esperienza e ricreare quindi le condizioni di quel piacere. […]

 

Da Cucina Salute:

[…] Un cattivo cuoco può darvi alimenti scotti, a volte bruciati, mal cucinati, si anche salati e tanto zuccherati, magari ricchi di grassi poco sani, ma di per se è semplicemente un cattivo cuoco, non allestisce certo un laboratorio di sperimentazione per trovare le combinazioni peggiori e ingannevoli per fuorviare i propri clienti manifestando una strategia mirata e una pura logica di profitto.

Cosa che invece succede, e le pagine del libro ne sono una chiara conferma, in diverse industrie alimentari dove questa triade composta da salezucchero e grassi viene continuamente usata insperimentazioni mirate per innalzare la soglia del ‘punto di piacere’ di molti piatti o semplici snack pronti.
L’obbiettivo? Molto semplice, innescare il desiderio di consumarne sempre di più.

Per altro l’uso di queste semplici materie prime sommato all’accurata calibrazione di diverse sostanze chimiche consente di produrre il tutto a costi molto bassi.

 

 

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